IL PAT DI MOGLIANO VENETO: NON E’ TUTTO ORO CIO’ CHE LUCCICA

COMUNICATO STAMPA

Mogliano Veneto, lì 09/03/18. Siamo giunti all’adozione del PAT a tre anni e otto mesi dall’insediamento di questa Giunta. Abbiamo sentito l’Amministrazione farsi lustro per l’innovazione portata da questo PAT, per il dimezzamento delle cubature, per il contenimento del consumo del suolo, per il deciso “no” ai centri commerciali.
Nulla di eclatante in realtà ha fatto questa Giunta con il nuovo PAT: ci si è adeguati semplicemente a quanto previsto dalla recentissima legge regionale n.14/17 sul contenimento del suolo, che prevede secondo le linee della Comunità europea, l’azzeramento del consumo di suolo entro il 2050.
Questa legge contiene peraltro varie criticità: se per esempio un Comune ha un progetto di lottizzazione in un’area, ma non ha costruito ancora nulla, quell’area non va considerata nel conteggio del consumo del suolo perché urbanizzata”, quindi si può liberamente costruire.
Inoltre questa legge contiene numerose deroghe: come per i Piani di area e i progetti strategici: un’opera come la Pedemontana, con circa 8.535.220 metri quadrati di espropri e circa 94,50 chilometri di tracciato, non è considerata come consumo di suolo, così come per la terza corsia sulla A13.
Infine il principio del contenimento di suolo se non viene accompagnato da concrete politiche di rigenerazione del territorio rimane una lettera morta.
Avvertiamo poi una contraddizione tra le intenzioni espresse dalla Giunta e quello che vediamo per le strade di Mogliano: cantieri che sorgono dappertutto. Per non parlare della scelta di costruire un centro commerciale e residenziale proprio in pieno centro storico, sulla quale la Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici, ha messo nero su bianco numerose e pesanti osservazioni relative agli elaborati progettuali: il mancato rispetto dei vincoli a tutela dei beni culturali, l’assenza di adeguate mitigazioni dell’area parcheggio e i “rischi” archeologici.
Lo slogan “no ai centri commerciali”, per ridare respiro alle piccole attività commerciali appare poco credibile in relazione a queste scelte.
La realtà è che questa Amministrazione ha svenduto, per una propria miopia politica, una parte del centro storico moglianese, per piazzarci un centro commerciale a ridosso della Chiesa e dell’Abbazia Benedettina. Un progetto complessivo di circa 55.000 mc: un ipermercato di 18.000 mc, 5 palazzine residenziali per 36.900 mc, per poi declamare nei comunicati e nella relazione del PAT di aver detto di no ai centri commerciali e al consumo di suolo. No ai centri commerciali nelle periferie (area “ex Nigi”) e sì in pieno centro storico? Con un problema di viabilità e di sicurezza stradale ancora tutto da verificare, dato che nonostante le nostre mozioni il Piano della Sicurezza Stradale Urbana e il Piano Urbano del Traffico, previsti per legge non sono ancora stato adottati.
Per quanto riguarda L’Area “ex Veneland”, con l’adozione del PAT si dà avvio alla richiesta di riconoscimento dell’area umida delle cave quale Sito di Interesse Comunitario (SIC), un percorso che non si sa se potrà portare al risultato ambito. Con il rischio di un grosso risarcimento milionario alla proprietà che aveva presentato un progetto di recupero e riqualificazione dell’area, dove insistono 40.000 mc di edifici in stato di abbandono e degrado, con un percorso di valorizzazione del sito delle Cave di Marocco.
Questo intervento avrebbe creato un interessante indotto economico e turistico a vantaggio della nostra comunità. E’ stato attentamente valutato? Ora, nell’attesa di questo ipotetico riconoscimento delle Cave come sito d’Interesse Comunitario, rimane da capire quali interventi metterà in atto l’Amministrazione per non lasciare l’area e le cave in uno stato di abbandono e di poca attrattività, come è da anni, e con quali costi per la comunità. E altri numerosi ricorsi incombono sulla amministrazione che dovrà fare i conti con i legittimi diritti dei privati, a cominciare dall’Area ex Nigi, L’Amministrazione si è accorta solo dopo l’ adozione del PAT che era stata acquistata all’asta.
Quasi quattro anni per arrivare all’adozione del PAT e solo qualche giorno ai consiglieri di opposizione per leggersi le carte e votare. Nel processo partecipativo previsto per legge, i consiglieri comunali di opposizione che sono chiamati a deliberare sulla proposta, non sono stati inclusi.
I Consiglieri comunali non sono forse i principali “stakeholders”, portatori di interessi dei cittadini che li hanno eletti? Eppure abbiamo saputo della convocazione per l’approvazione del PAT solo una settimana prima, e della relativa commissione solo qualche giorno prima. Con la mole di documentazione da dover leggere ed approfondire in pochi giorni.
Quale è stato il processo partecipativo, le quattro assemblee con i consigli di quartiere fatte in luglio? Le osservazioni dei cittadini sono quelle relative al vecchio PAT.
Il Vice-Sindaco, nominato Assessore alla cittadinanza attiva, un anno fa, quali azioni ha posto in essere in funzione di questa delega? Non ha pensato che questa potesse essere un’ennesima occasione per l’amministrazione per poter trasformare la parola “partecipazione” in atti concreti?
Abbiamo votato contro questo PAT, sul merito e sul metodo, in attesa di verificare il Piano degli interventi che andrà a disegnare in maniera concreta quelle che sono le prospettive descritte nel PAT.

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